Oggigiorno in azienda si parla di sicurezza con una certa frequenza, superiore alle abitudini del passato. Riunioni, documenti, corsi, firme. Eppure, qualcosa non torna. Ci si protegge davvero… o si mette solo in scena la sicurezza?
Se hai mai compilato una checklist sapendo che nessuno la leggerà, se hai mai firmato un modulo senza crederci, se ti sei sentito spettatore di una recita scritta da altri, allora probabilmente sei stato coinvolto – consapevolmente o no – in quello che Sidney Dekker chiama Safety Theatre.
Un palcoscenico su cui si muovono attori della prevenzione che, per paradosso, non agiscono sulla prevenzione reale.
Nel linguaggio della sicurezza, il termine “attore della prevenzione” è usato spesso e a cuor leggero. Ma è un termine pesante.
Attore, dal latino actus, participio di agere, significa “colui che agisce”.
In ambito giuridico è chi agisce per far valere un diritto, contro un convenuto.
In teatro, invece, l’attore recita una parte scritta da altri.
Ed è qui che scatta il cortocircuito.
Domandiamoci: in azienda, chi è l’attore vero della prevenzione? Quello che agisce in modo autentico, mosso da responsabilità e contesto? O quello che recita, convinto che la sua funzione sia solo “mettere in regola” la scena?
Il D.Lgs. 81/08, all’art. 299, ci parla del principio di effettività: chi agisce come un preposto, un dirigente, un responsabile, è responsabile, anche se formalmente non lo è. Ma questo vale anche per la prevenzione vera: sei responsabile della sicurezza che fai, non di quella che dichiari.
E qui entra in gioco il lato più scomodo. Quello che nessuno ha il coraggio di dire a voce alta nei convegni. Quante attività di sicurezza sono fatte non per proteggere chi lavora, ma per dimostrare qualcosa a chi controlla?
È la sicurezza cosmetica, che punta a rassicurare l’ispettore più che a proteggere il lavoratore. E il risultato è un'azienda che, invece di imparare dalla realtà, recita la parte di fantasia.
Il Safety Theatre è il frutto di un sistema che misura la sicurezza in funzione della conformità, non della realtà operativa.
E così nascono le sue maschere più comuni:
Nel Safety Theatre, a perdere non è solo il tempo. Sono anche le competenze invisibili:
Sono le Non Technical Skills, quelle che si sviluppano sul campo, che non finiscono nei moduli, ma che fanno la differenza tra un sistema resiliente e uno che implode al primo imprevisto.
E sono proprio loro le prime vittime del teatro: se nessuno le riconosce, nessuno le coltiva.
Uscire dal Safety Theatre non significa smettere di compilare moduli o abolire le regole. Significa riportare la scena nella realtà, rimettere il lavoro al centro, togliere il trucco alla cultura della sicurezza finta.
Ecco qualche riflessione pratica:
1. Sostanza prima della forma
Chiediti: quello che stiamo facendo… serve a chi lavora o a chi controlla? Se non fa migliorare un comportamento, forse è solo burocrazia.
2. Ascolta chi vive il rischio
Il modulo per le segnalazioni è utile. Ma ancora di più è andare al reparto e dire: “Come pensi che ci si possa fare male qui?” E stare zitto.
3. Allenati alla fiducia
La sicurezza è relazione. Fiducia. Apertura. Nessuno segnala un pericolo se ha paura di essere sanzionato.
4. Impara anche da ciò che funziona
Non solo near miss e incidenti. Studia anche i successi. Scopri cosa fa andare bene le cose, e falla diventare procedura.
5. Dai valore alla saggezza operaia
Quella che non trovi nei manuali, ma nei gesti del veterano. In quella soluzione artigianale che risolve problemi meglio della norma.
Il vero cambiamento parte da qui: smettere di recitare, iniziare a costruire.
Non siamo solo attori della prevenzione perché ce lo dice una norma. Lo siamo quando agiamo davvero, quando trasformiamo le regole in strumenti, non in scudi. La sicurezza non è fatta per gli ispettori. È fatta per chi, ogni giorno, entra in reparto con le mani, la testa e il cuore.
E finché non ci sarà un cambiamento culturale — profondo, umano, autentico — continueremo a recitare. Ma il rischio, si sa, non guarda il copione. Guarda solo quello che fai.
E ti chiede: lo stai facendo per davvero?
dott. Andrea Cirincione, Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni
Ing. Alessandro Baseggio, Ingegnere della Sicurezza Civile e Industriale