Cosa si può imparare da una gara di Crossfit utile anche nei nostri luoghi di lavoro?
Alessandro Baseggio
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Fare parte dello staff della Venice Battle è stata un’esperienza diversa dal solito che mi ha mostrato le gioie e le difficoltà dietro l‘organizzazione di una manifestazione sportiva. Ho trovato molte similitudini con la gestione di una azienda.
Ordine e pulizia: ho apprezzato il campo di gara sempre pulito ed ordinato, attrezzature allineate, chiari spazi destinati a ciascun atleta. Fanno capire che chi dirige sa cosa sta facendo e chi opera non si trova di fronte a distrazioni. Perché, si sa, l’errore è inevitabile e il nostro ruolo non è quello di chiedere di non sbagliare, ma di creare le condizioni per evitare gli errori.
Adattamento rispetto allo standard: per ogni atleta stesso workout, stessi tempi, stesse attrezzature, ma diversa gestione dei ritmi, delle pause e dello sforzo. Il percorso che immaginiamo è unico, ma può avere moltissime sfaccettature a seconda di chi lo interpreta e del contesto in cui si trova. Un affaticamento, un particolare stato emotivo o qualsiasi altra anomalia può indurre una variabilità inaspettata che va gestita in quel momento specifico. Lo stesso vale nelle nostre attività: il ritardo nella fornitura del materiale, un guasto ad un macchinario, un collega in malattia e tutto va ripensato.
Gestione dell’emergenza: ahinoi,è capitato anche un infortunio. Un’atleta è caduta a terra. Il servizio di soccorso presente è intervenuto subito con una delicatezza e una tranquillità impressionante. Panico genera panico. Nella velocità d’intervento hanno saputo mantenere la calma ed intervenire senza essere sopraffatti dalla folla dei curiosi. Lucidi, precisi, empatici, ma soprattutto allenati a gestire le emergenze.
Compromessi: L’emergenza ha portato a galla la necessità di mettere a confronto i tempi di gara con la sicurezza dei presenti. In questo caso la scelta è stata estrema (anche perché dettata dalla normativa): fermare tutto fino a quando la squadra non fosse rientrata. Non sempre le strade che possiamo scegliere sono così nette e facili da prendere. Molto spesso la situazione non è così grave da fermare tutto, dobbiamo invece cercare un equilibrio, a volte ai limiti dell’operatività. Basiamo quindi le nostre scelte su quel famoso ETTO, il compromesso tra completezza ed efficienza.
Resilienza: Passata l’emergenza bisogna rispondere, oltre un’ora di ritardo. Ecco che il capo dei giudici (Head Judge) detta i nuovi tempi: reset del campo gara e pausa in metà tempo, pressioni sullo staff per accelerare il più possibile i cambi. E questo non per andare a casa in orario, ma per rispettare i tempi di riscaldamento e riposo dati agli atleti. E così tutto lo staff, per fortuna abbastanza numeroso, corre per recuperare il ritardo. E lavora talmente bene che nel pomeriggio ci accorgiamo di aver addirittura anticipato di 10 minuti.
Gentilezza: Ma è quando potremmo essere arrabbiati per il ritardo che le sorprese si fanno più grandi. Invece di incolpare qualcuno per averci rovinato i piani, l’Head Judge chiama i giudici e gli ricorda di essere gentili con gli atleti, di accoglierli sul campo gara con un sorriso: “Sono Tizio, oggi sarò il tuo giudice”. Perché ovunque siamo, qualsiasi cosa facciamo, la dobbiamo fare con professionalità.
Formazione: la pausa in attesa del ritorno della squadra di soccorso diventa anche un momento di formazione in cui l’Head Judge aggiorna tutto il personale coinvolto su come si deve procedere, su come posizionare le attrezzature, su come entrare in campo gara durante i cambi per dare l’idea di una squadra che lavora e non di un gruppo di persone disordinate. Noi dello staff siamo lì per dare una mano, non siamo professionisti, per me come per molti altri è la prima volta. Poche e semplici istruzioni possono fare la differenza.
Rispetto dei ruoli: ogni gruppo aveva il suo ruolo, nessuno ha insegnato ai soccorritori come intervenire, nessuno ha messo in dubbio una decisione di un giudice, ognuno sapeva cosa doveva fare. Il capo di ciascun gruppo non era coinvolto nell’operatività, ma verificava che tutto girasse al meglio, era attento a cogliere le variabilità che nascono nei sistemi complessi per poterle gestire quanto prima. Quante volte non si riesce invece ad osservare quello che ci capita attorno perché siamo troppo immersi nella quotidianità?
Ecco che da una normalissima giornata, ne derivano importanti insegnamenti da applicare tutti i giorni; complice anche il tempo di pausa tra i cambi batteria che ci ha concesso un bel momento di riflessione e condivisione.